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21 maggio 2013

Giro giro tondo...

Questa canzoncina è una delle più semplici filastrocche per bambini esistente. Anche i più piccini possono impararla con facilità e masticare le loro prime parole. Inoltre è di rapida esecuzione e comprende movimenti semplici semplici, che si possono eseguire anche con lasciando un bimbo sul passeggino, se non cammina ancora, o per far muovere i primi passi in sicurezza a chi sta cercando di diventare autonomo nel camminamento.
Spesso ai bambini questo semplice canto piace molto, perché non faticano a riconoscerlo, a memorizzarne lo svolgimento e a riprodurre l’aspetto coreografico. E, senza accorgersene, soprattutto se vi capita di cantarla insieme ad altri bambini, è una canzone che “fa gruppo”, rende i bambini amici e solidali, anche se non si conoscono e non si sono mai incontrati prima.
Il girotondo può diventare un’occasione di incontro e un momento di condivisione molto piacevole, se ben gestito dalle figure adulte. Coinvolgere i bambini, di solito, è facile e non vengono richieste particolari abilità, se non quelle di far loro comprendere come si svolga la canzone e secondo quali regole. Inoltre sarebbe bene tenere d’occhio i bambini che cercano di evitarsi o che hanno avuto delle piccole discussioni, per poter ruotare, a turno, i compagni e mettere l’uno accanto all’altro anche loro.

14 maggio 2013

Chi sbaglia... IMPARA!

Come vivono i bambini il fatto di commettere degli errori? Spesso si sentono umiliati o “non all'altezza” e spesso questo dipende da come NOI adulti reagiamo davanti ad una “déffaillance” nostra o del bambino. 
Gli stessi insegnanti spesso amano presentarsi come persone infallibili, che non sbagliano mai, depositari della realtà, ma come scrisse Antoine de Saint-Exupèry, “la verità del domani si nutre dell'errore di ieri”. 
Gli errori possono essere dolorosi, ma altamente educativi e utili. L'insegnante non è chiamato né a condannarli né ad assolverli indiscriminatamente e dovrebbe riuscire a far comprendere ai propri allievi che l'errore non è qualcosa di scandaloso, ma è il motore del sapere.

13 maggio 2013

L'affido



L’affido è un percorso non sempre facile, in particolar modo quando si tratta dell’affidamento di neonati.
Solitamente un neonato viene affidato quando i genitori non sono temporaneamente in grado di prendersene cura, per via di eventuali e  specifiche problematiche  legate a loro stessi o al piccolo.
Molto spesso il neonato presenta un attaccamento disorganizzato verso i propri genitori, in particolare verso la madre. Il bambino è incapace di instaurare un  comportamento coerente verso la figura di attaccamento mescolando avvicinamento e evitamento. 

6 maggio 2013

Perché un abuso infantile si dimentica?

Capita che  bambini soggetti ad abuso sessuale  dimentichino momenti o situazioni importanti legati all’evento  stesso.
Soprattutto quando l’abuso è perpetrato dalla figura di riferimento, il bambino conscio della sua dipendenza dall’adulto, per “ sopravvivere”  è disposto a rimanere “ cieco” di fronte agli eventi  di abuso :  solo così potrà mantenere la relazione di attaccamento.

22 aprile 2013

La separazione

comunicare la separazione Ecco le domande e gli interrogativi che spesso i genitori si pongono nel momento della separazione. Scopriamo insieme i trucchi e le modalità più adeguate per preparaci ad affrontare questo momento e sostenere i figli nell'elaborazione di questo delicato evento.

Come comunicare ai figli che ci stiamo separando?

La comunicazione circa la decisione dei genitori di separarsi è un momento importante, perché segna un cambiamento nel sistema della famiglia e i genitori rendono effettiva questa scelta. Ai figli vorrebbe comunicata con chiarezza, in termini comprensibili relativamente alla loro età e possibilmente insieme. Per i figli si rivela più dannoso permanere in uno stato di incertezza, confusione o ambiguità ed essere in balia degli eventi. Inoltre, non bisogna dimenticare che i figli sono degli attenti osservatori, sono sempre particolarmente vigili e sensibili a cogliere gli stati emotivi degli adulti di riferimento.

Il bambino deve sapere che la propria mamma e papà saranno sempre i suoi genitori, anche se il matrimonio finisce e non vivranno più tutti insieme.

Quali possono essere le reazioni dei figli?

2 aprile 2013

"Buonasera Dottoressa, sto per laurearmi in scienze della formazione e faccio il doposcuola il pomeriggio, ha iniziato da me un bambino di 7 anni affetto da lieve disprassia, gli sto facendo fare le schede per scrivere per bene con le indicazioni sulle lettere in aggiunta mediante l'uso del tablet gli faccio fare dei giochi educativi quali lettere, giochi clementoni.
Sul referto della psicologa c'é scritto che bisogna intervenire con attività ludiche per svincolare il bambino dalla figura materna inoltre cerco di invogliarlo e di caricarlo e mai ammonirlo, mi potrebbe dare qualche consiglio in più? La ringrazio!"

18 marzo 2013

Giocare a far finta? Indispensabile!


Secondo una recente pubblicazione di Serge Tisseron, giocare a “far finta” risulta fondamentale per due motivi : il primo  è che “entrare nei panni di qualcun altro”  aiuta la costruzione dell’identità del bambino, e il secondo  che previene l’aggressività e la violenza dei bambini verso i pari.
Soprattutto per quest’ultimo motivo i giochi di finzione sono fondamentali:  fingere aiuta i bambini a capire la distinzione tra ciò che è reale e ciò che non lo è, il bimbo può in questi casi  sperimentare per finta il ruolo della vittima o dell’aggressore, restando consapevole che si tratta di un gioco.

7 marzo 2013

Il mio bambino piange

Nella vita di una neomamma non manca mai e spesso può accompagnarsi a sentimenti di profonda angoscia o agli immancabili sensi di colpa puerperali: si tratta del pianto del bambino.
Saremo in grado di cogliere il significato di quei pianti? In ognuno di quei pianti è contenuto un vero intento comunicativo? Ma, soprattutto, che sentimenti evoca in noi il pianto di un figlio appena nato?
William Emerson (APPPAH) ed il suo discepolo Karlton Terry (IPPE) sono due grandi esperti di psicologia ed educazione prenatale e perinatale e si sono occupati molto del pianto dei bambini e ne hanno identificate tre tipologie fondamentali.

5 marzo 2013

Mary e Larry


Ma quindi qual è lo stile migliore? Si chiedono Larry e Mary, come cresceranno il loro piccolo Chris?
Dopo aver osservato i diversi stili genitoriali in azione, autorevole, permissivo e negligente i due futuri genitori,Mary E Larry, sono giunti alla conclusione che adotteranno uno stile autorevole.

28 febbraio 2013

E' giusto dire qualche bugia ai bambini?

Oggi volevo proporvi e discutere con voi di un articolo su un tema di cui ci sono molte posizioni contrastanti: E' giusto dire qualche bugia ai bambini? Ecco cosa ne pensano gli esperti.

A tutti è capitato di dire frasi come "Oggi è chiuso il parco giochi, andremo domani" oppure "Se non fai il bravo arriva la polizia" ai propri bambini. La domanda, però, sorge spontanea: è giusto mentire ai propri figli? Anche se lo si fa solo per impazienza, per imbarazzo o per inadeguatezza, è legittimo dire qualche piccola bugia ai bambini?
Da sempre gli studiosi si sono posti questa domanda, non arrivando mai a una posizione univoca: vi sono, infatti, pareri contrapposti a proposito. Silvia Vegetti Finzi, docente di Psicologia Dinamica a Pavia, sostiene che le bugie in genere non sono il male assoluto, ma che, anzi, sono degli ammortizzatori sociali che servono a solidificare i rapporti tra genitori e figli. Dipende, ovviamente, dal tipo di bugia.

Il pediatra Roberto Albani, invece, sostiene che la verità va sempre detta, perchè non esistono bugie a fin di bene. Secondo il medico si mente ai bambini per due motivi: per la mancanza di fiducia nella loro capacità di vivere la verità senza esserne travolti o per la mancanza di rispetto per la loro intelligenza.

E voi, cosa ne pensate? E' giusto dire qualche bugia a fin di bene o è sempre meglio essere sinceri?

27 febbraio 2013

"Mary e Larry" Una storia per comprendere gli stili genitoriali

Ricordate Mary e Lary, i due coniugi alla ricerca dello stile genitoriale migliore per crescere il loro bimbo in arrivo?
Mentre i due futuri genitori continuano a riflettere su quale sia il modo migliore per educare il futuro primogenito, giungono  all’ultima porta del vicinato, incontrando fuori dall’ingresso Annie. La piccola, completamente sola, è intenta a masticare un bastoncino.
Preoccupati nel  vederla tremolante e vestita semplicemente  di una t-shirt, i due decidono di  bussare  alla porta cercando i genitori,  senza ottenere risposta.

25 febbraio 2013

La separazione e il divorzio dei genitori

La separazione dei genitori può rappresentare uno degli eventi più traumatici per un bambino e in base a numerosi studi i bambini che fanno questa esperienza hanno tre volte più probabilità della media di manifestare difficoltà emotive e comportamentali. Infatti, la separazione non è altro che l’ultimo atto di un processo che ha coinvolto la famiglia in attriti e sconvolgimenti emotivi, che molto spesso sono più dannosi della separazione stessa.
Di recente si è iniziato a parlare di Sindrome da alienazione genitoriale (PAS, Parental Alienation Sindrome) definita per la prima volta da Gardner come un conflitto che nasce quando uno dei due genitori influenza il bambino, in modo che rifiuti l’altro genitore o interrompa il rapporto con esso.
Altri autori parlano di bambini programmati o ai quali è stato fatto un brainwashed children, ovvero il lavaggio del cervello, da parte del genitore affidatario manifestandosi con una negazione dell’esistenza psicosociale del genitore bersaglio. Questo può avvenire anche in assenza  di una programmazione consapevole da parte del genitore che se ne avvantaggia.

22 febbraio 2013

Il lutto infantile


Un lutto improvviso suscita in qualsiasi persona delle forti reazioni emotive e, anche se queste possono essere diverse da individuo ad individuo, è possibile riscontrare delle reazioni simili e prevedibili.
E’ sconsigliabile la frequente congiura del silenzio, infatti in molte famiglie si tende a far attenzione a nominare il genitore scomparso, quasi come lo si volesse colpevolizzare di essersi permesso di morire oppure eliminarlo dalla memoria, il che significa farlo morire un’altra volta. In questo modo si ottiene il risultato di alienare il bambino da quello che è capitato in famiglia, ma gli si rende più difficile accettare la separazione e la formazione di nuovi legami affettivi.
E’ altrettanto sconsigliabile abbondare in ipercompensazioni affettive, rischiando così di aggravare il peso obiettivo del lutto.
Il lutto infantile è un problema per cui non esistono spiegazioni semplicistiche e norme costanti, ma appare logico e ragionevole che esso venga gestito nel rispetto della verità e della natura, cercando di non lasciare nessun interrogativo e dare delle risposte esaurienti.
Dopo un lutto i bambini molto piccoli non riescono a vedere la morte come qualcosa di irreversibile e questo da una parte può essere di conforto al bambino, mentre dall’altra questo può risultare sconcertante per gli adulti in quanto non vedono sofferenza nel bambino.

12 febbraio 2013

Ansia: i sintomi e i consigli per gestirla al meglio

L’ansia è un’emozione generata da due meccanismi di risposta allo stress: uno di tipo psicologico, il quale svolge la funzione di anticipare la percezione di un evento pericoloso prima ancora che quest’ultimo sia sopraggiunto, l’altro di tipo fisiologico che spinge da un lato all’esplorazione per identificare il pericolo ed affrontarlo nella maniera più adeguata e, dall’altro, all’evitamento e alla eventuale fuga.
Quando però questo meccanismo continua a persistere anche dopo la fine di eventi potenzialmente ansiogeni, si parla di un’ansia patologica caratterizzata da uno stato permanente di tensione che può compromettere le capacità operative e di giudizio.

Quali sono i sintomi dell'ansia?

Nell’ansia possono essere presenti sintomi psichici e fisici.
I sintomi di tipo psicologico possono essere:
  • Tensione
  • Nervosismo
  • Eccessiva preoccupazione per sè e per gli altri
  • Insonnia
  • Facilità al pianto

11 febbraio 2013

Come comportarsi con i figli del nuovo compagno o della nuova compagna?

Di fronte all'aumento esponenziale del numero delle separazione e dei divorzi, questa è una domanda che capiterà sempre più spesso di sentire.
Ovviamente, non è una situazione semplice: la separazione porta con sè innumerevoli trasformazioni e cambiamenti del sistema familiare, e decidere di ricomporre un nuovo nucleo familiare aggiunge ulteriore complessità. Il genitore acquisito è, come lo definisce Anna Oliverio Ferraris il "terzo", che entra in gioco quando la famiglia, sebbene diversa da quella tradizionale, c' è già, con le sue regole, le sue abitudini, i suoi orari, il suo esplicito e il suo implicito che regolano e danno senso alle relazioni.
La situazione complessa è ben visibile anche dalla difficoltà a trovare un nome per definire il nuovo compagno della mamma o del papà. A tale proposito, la professoressa Donata Francescato sostiene che la scelta del nome per identificare i genitori acquisiti rivela il tipo di rapporto che viene a instaurarsi: utilizzare termini come "quella lì" o " quella là" è ben diverso da chiamare i nuovi partner dei genitori con il nome proprio o con dei vezzeggiativi.

Psicologo, Psicoterapeuta, Psichiatra, Neurologo, Neuropsichiatra infantile..chi sono?

Recentemente sono stata ad un bellissimo corso sulla Psicologia Perinata e fra il materiale fornito c'era un piccolo opuscolo a fumetti distribuito da OPL (Ordine degli Psicologi della Lombardia) dal titolo "Il finto Psicologo".
Alla fine dell'opuscolo ho trovato una bella e chiara distinzione dei professionisti iscritti all'Ordine degli Psicologi e dei professionisti con cui collabora lo Psicologo.

Vediamo chi sono questi sconosciuti, quali sono le loro qualifiche, i loro ruoli e di cosa di occupano nello specifico.

Professionisti iscritti all'Ordine degli Psicologi

PSICOLOGO: Qualifica conseguita dopo la Laurea specialistica in Psicologia, il tirocinio annuale, il superamento dell'Esame di Stato e l'iscrizione all'Albo Professionale. Lo psicologo può fare diagnosi e intervenire in ambito psicologico.

PSICOTERAPEUTA: Abilitazione ottenuta in seguito alla laura in Psicologia o in Medicina mediante corsi di specializzazione quadriennali presso scuole di specializzazione presso scuole di specializzazioni Universitarie o Istituti riconosciuti dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR). Lo psicoterapeuta interviene nel trattamento delle psicopatologie.

Professionisti con cui collabora lo Psicologo

6 febbraio 2013

La dislessia

COS'è?
Si tratta di un disturbo specifico dell'apprendimento (DSA) ed è di natura neurobiologica. Essa è caratterizzata dalla difficoltà a effettuare una lettura accurata e/o affluente, con difficoltà nella scrittura e nella decodifica.


COME SI MANIFESTA?
Solitamente il bambino compie errori caratteristici nella lettura e nella scrittura come la sostituzione di lettere (m/n; v/f; b/d; a/e) oppure l'inversione di lettere e numeri (ad esempio 21/12), fatica ad imparare le tabelline e alcune informazioni in sequenza come i giorni della settimana, i mesi dell'anno;
può fare confusione nei rapporti spaziali e temporali (destra/sinistra; ieri/domani). In alcuni casi sono presenti anche difficoltà fino-motorie (ad esempio allacciarsi le scarpe), nel calcolo, nelle capacità di attenzione e di concentrazione.

30 gennaio 2013

"Mary and Larry" Una storia per comprendere gli stili genitoriali

Vi ricordate di Mary e Larry? I due genitori alla ricerca dello stile genitoriale migliore per crescere il proprio figlio?Stanno per bussare alla seconda porta…. Ma trovano  fuori  in giardino il piccolo Mikey , tutto preso  nel disordine di tanti giocattoli, a caccia di gatti selvatici , con un paio di pantaloncini in testa come se fossero un cappello.

16 gennaio 2013

"Mary e Larry" Una storia per comprendere gli stili genitoriali

Mary è incinta e sta per dare alla luce un maschietto, che con suo marito Larry ha deciso di chiamare Chris. Da tempo si interrogano su quale sia lo stile genitoriale migliore per crescere il loro piccolino. I libri aiutano, ma risultano poco pratici, decidono così di recarsi dai loro vicini per prendere spunto e fare delle riflessioni.
Bussano alla prima porta e trovano una giovane coppia con  una bimba di sei anni di nome Emily.

2 gennaio 2013

Violenza virtuale? Meglio evitare

Molti studiosi hanno dimostrato il forte legame esistente tra l’esposizione alla violenza virtuale, e la maggior probabilità che i bambini manifestino comportamenti aggressivi sia a breve che a lungo termine. In particolar modo assistere a scene violente in T.V. o nei videogiochi  porterebbe alla ripetizione e all’apprendimento di schemi comportamentali aggressivi e a distorsioni nella moralità del bambino.
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