La tradizione vede la nascita come un evento
traumatico, come fonte di paura, ansia e dolore sia per la madre che per il
neonato. Questa credenza si può ritrovare anche in alcuni studi ad orientamento psicoanalitico dove il
trauma della nascita, in quanto separazione violenta dalla madre, si configura
come fonte e il prototipo dei futuri stati affettivi caratterizzati
dall'angoscia.
Questa visione sembra essere confermata anche
dal modo in cui spesso si partorisce e si nasce negli ospedali, infatti appena
venuto alla luce, il neonato subisce uno shock percettivo e sensoriale: viene
assalito da luci intense, grida e voci eccitate e da una temperatura inferiore
a quella presente nel grembo materno. Inoltre, molti ostetrici pratica nel rito
tradizionale di sospendere il neonato testa in giù afferrandolo per le caviglie
e di dargli un colpetto sulla schiena per aiutarlo a respirare. Quindi, il
parto della nascita tendono ad informarsi a ritmi e alle esigenze
dell'istituzione medica piuttosto che rispondere ai bisogni emotivo-affettivi
delle persone che vivono in prima persona.